FastReset e EMDR a confronto

Negli ultimi decenni si sono sviluppate numerose tecniche per affrontare il disagio emozionale.

In particolare per il trattamento di problemi legati ad eventi traumatici o esperienze stressanti si sta diffondendo sempre più l’EMDR (Eye Movement Desensitization and Reprocessing – Desensibilizzazione e rielaborazione tramite il movimento oculare) FastReset (Focused Awareness Shift Technique Reprocessing Emotional Subjective Experience Traits), messo a punto dalla dott.ssa Maria Grazia Parisi, medico e psicoterapeuta, oltre 10 anni fa, condivide gli stessi obiettivi di EMDR e soprattutto permette di agire senza provocare il semplice spostamento del sintomo e tantomeno la soppressione dell’emozione prima disturbante, ma davvero modificando, spesso per sempre, l’impatto che l’evento alla base della reazione emotiva era in grado di provocare al soggetto prima del trattamento.

Sono diversi anni che ho integrato FastReset nella mia pratica professionale con risultati molto interessanti soprattutto per la risoluzione di eventi traumatici, lutti improvvisi, fobie, ansia.

Per farvi capire meglio la modalità di funzionamento vi riporto il confronto con EMDR scritto tempo fa dalla dott.ssa Maria Grazia Parisi.

EMDR

Nata grazie all’intuizione della statunitense Francine Shapiro ed evoluta in ambito accademico già dalla fine degli anni’80, rimane a tutt’oggi una delle tecniche più diffuse per il trattamento delle emozioni disfunzionali e dei traumi.

Ha avuto infatti largo successo tra gli psicologi di tutto il mondo, senz’altro per la possibilità di ottenere, con un training relativamente breve, uno strumento piuttosto efficace anche in situazioni considerate assai delicate e difficili, e poi per il fatto che i suoi effetti furono studiati fin da subito applicando metodi ritenuti scientifici, quindi scevri da ipotesi fantasiose e labili suggestioni.

EMDR segue un protocollo piuttosto regolare, suddiviso in varie fasi, con sessioni della durata media di 45-90 minuti. Esso ha ovviamente, alla base del suo funzionamento e della sua efficacia, un meccanismo neurologico. Questo consiste nella stimolazione dei centri nervosi deputati a rielaborare le informazioni psicosensoriali, tramite complessi riflessi – probabilmente in qualche modo simili a ciò che avviene durante la fase del sonno in cui compaiono i sogni (il cosiddetto sonno R.E.M., da Rapid Eye Movement, movimento rapido degli occhi).

Tuttavia, non è ancora del tutto chiaro l’effettivo intervento attraverso il quale questa metodica riesce a facilitare l’elaborazione e la trasformazione delle emozioni e delle immagini correlate ai traumi. Ragionevolmente, così come accade anche per le altre tecniche qui a confronto, sono in gioco una serie di altri fattori e meccanismi nervosi interagenti, quali:

  • Inibizione reciproca ovvero, associando temporalmente due stimoli di opposto significato fisiologico (uno allarmante, cioè il ricordo disturbante, l’altro fisiologicamente “rilassante”, per esempio il movimento ritmico degli occhi o la stimolazione ritmica bilaterale di altre parti del corpo), si ottiene un abbassamento del tono della risposta biologica. Questo attenua l’espressione dell’emozione in atto e, nel tempo, dà la possibilità di una diversa valutazione dell’evento a cui essa era collegata;
  • Distrazione (interferenza percettiva), che può anch’essa abbassare il tono della risposta neuro-vegetativa e psichica prima pienamente in funzione. Tutto questo è reso possibile tramite specifiche
  • Modificazioni neurologiche, visualizzate anche tramite studi di spettro-fotometria cerebrale, che hanno valutato il differente apporto di sangue nelle diverse aree cerebrali interessate e, tramite ciò, verificato quali zone siano effettivamente più attive, metabolicamente e funzionalmente, durante i trattamenti.

In sostanza, si ritiene comunque che la specificità più importante e significativa di EMDR sia che le sessioni terapeutiche di questa tecnica sembrano riprodurre l’induzione degli stessi cambiamenti neurofisiologici e neuro-chimici ai quali si assiste durante il sonno REM.

Così come accade in questa fase fisiologica del sonno, quindi, si potrebbe ottenere l’effettiva integrazione e trasformazione delle memorie episodiche traumatiche  (vale a dire del ricordo preciso e indelebile dell’evento traumatico), immagazzinate nell’ippocampo, in memorie semantiche  (cioè in esperienze di cui abbiamo “fatto tesoro” ma che non sono più obbligatoriamente associate a un evento specifico), immagazzinate nella neocorteccia.

Questa “traduzione” avviene mediante l’attivazione di specifici network nervosi. In conseguenza di questo indebolimento delle memorie episodiche immagazzina te nell’ippocampo e di ciò che vi è associato si può perciò assistere, tra l’altro, a una riduzione dei sintomi del disturbo post traumatico da stress (PTSD). (Robert Stickgold, EMDR: A Putative Neurobiological Mechanism of Action, J Clin Psychol 58:61-75, 2002.)

È altresì assai probabile che questo stesso meccanismo finale, seppure associato a modalità diverse, accomuni in realtà tutte  le tecniche che sono in grado di integrare e “guarire” rapidamente le memorie disturbanti (agendo principalmente sull’ippocampo) e le reazioni psicofisiche ad esse associate (agendo principalmente sull’amigdala).

Riferimenti per approfondire: FrancineShapiro, Margot Silk Forrest, EMDR – Una terapia innovativa per l’ansia, lo stress e i disturbi di origine traumatica, Astrolabio 1998 – www.emdritalia.it

EMDR e FastReset a confronto

Per quanto riguarda FastReset, una delle differenze principali con EMDR, oltre che nella durata del singolo trattamento (che può limitarsi, per FastReset, a 30-60 secondi complessivi per item trattato, anziché alcuni minuti) è nel diverso tipo di meccanismo neurofisiologico di partenza utilizzato per giungere ad attivare la trasformazione e il rilascio dell’emozione disadattiva.

In FastReset, inoltre, contrariamente a EMDR non si usa nessuna stimolazione ritmica , che può produrre una sorta di fenomeno di “cullamento”. In effetti tale stimolazione, oltre a mimare, nel caso specifico di EMDR, quanto accade nel sonno REM (dove, ricordiamo, ha luogo la naturale integrazione delle memorie “allarmanti” nella corteccia cerebrale, e dove se ne smorzano taluni aspetti condizionanti), “addormenta” letteralmente il sistema di vigilanza, rendendo più accessibili i contenuti subconsci.

Ciò richiama un po’, per capirci, quello che si vedeva fare dai primi ipnotisti, che usavano una stimolazione ritmica, per esempio visiva (il classico orologio a catena lasciato oscillare davanti allo sguardo del paziente) per abbassare le difese dell’io e accedere a differenti stati di coscienza. Oppure, se vogliamo, i leggeri e ritmici “picchiettamenti” o le oscillazioni corporee che talvolta si usano in altre metodiche ipnotiche, anche ben più recenti, per indurre lo stesso abbassamento della normale vigilanza nel soggetto.

In realtà, usando questo tipo di stimolazione ritmica, è possibile che qualora, tra i contenuti affioranti in quell’occasione dal subconscio, ne sia presente uno imprevisto o particolarmente allarmante, il soggetto in trattamento potrebbe talvolta, un po’ come può accadere proprio nei sogni, provare una forte e brusca reazione emotiva nel riviverlo.

Questo accade in particolare quando non si ha avuto letteralmente il tempo di integrare tale complesso a livello corticale (cioè di portare gradatamente il suo contenuto alla coscienza), né tantomeno di sviluppare, in conseguenza di ciò, una versione alternativa dell’evento primitivo disturbante.

La reazione biologica (neurovegetativa, motoria, psichica) a questo associata si ripresenterà, perciò, assai simile a quella vissuta durante l’evento originario. L’abbassamento della vigilanza provocato dall’effetto “cullamento” può insomma facilitare l’emersione del contenuto ricercato, ma la mancata contestuale integrazione delle memorie disturbanti potrebbe far rivivere taluni aspetti del trauma quasi come si erano presentati la prima volta.

Nel caso di FastReset, comunque, risulta altamente improbabile assistere a “esplosioni” di angoscia al rivisitare situazioni traumatiche o fobiche, perché il soggetto trattato, data la sua importante partecipazione cognitiva, contemporanea a quella neuro-biologica, dispone sempre di una sorta di rete di sicurezza, in buona parte autogestita.

Ciò è reso possibile sia dall’assenza di una vera stimolazione ritmica, sia perché è il soggetto, anzi, se vogliamo, il suo stesso organismo a stabilire l’effettiva durata dell’esercizio prescritto, cioè dello spostamento mirato e volontario del suo focus attentivo.

Non ultimo, il soggetto ha sempre coscienza del ruolo della componente biologica della risposta emotiva su cui sta lavorando (cioè come e perché viene avvertita proprio quella emozione), riducendo notevolmente la possibilità di “sorprese” da parte del subconscio.

Ecco anche perché di volta in volta, a seconda del tema trattato, dello stato generale del soggetto, dell’entità della risposta emotiva attivata e così via, nel caso di FastReset la durata dello spostamento (shift ) del focus attentivo potrebbe spontaneamente variare, anche se di poco, trattandosi di un meccanismo in buona parte auto-regolato.

Infine, contrariamente a EMDR, le caratteristiche di FastReset lo rendono in molti casi idoneo a poter addestrare la persona ad un auto-trattamento, perlomeno su alcuni temi di facile accesso e di riscontro quotidiano.

CONCLUSIONI

Il meccanismo alla base della rapida risoluzione della sofferenza emozionale sembra quindi consistere nell’integrazione delle memorie episodiche – portatrici di ricordi e informazioni collegati a reazioni emotive cristallizzate – normalmente alloggiate nell’ippocampo e in altre strutture sub-corticali, nella corteccia cerebrale, dove si trasformano in memorie semantiche, attinenti all’esperienza ma sganciate da reazioni emotive vincolanti.

Ognuna delle tecniche di cui abbiamo qui discusso opera queste modifiche neuro-biologiche attraverso le sue specifiche modalità, arrivando spesso per vie diverse a risultati simili, seppure non facilmente paragonabili.

Per EMDR il movimento oculare, che richiama le modificazioni cerebrali del sonno REM, può altrettanto facilmente di queste contribuire all’integrazione corticale delle memorie. La successiva elaborazione cognitiva permette poi il rinforzo dei risultati ottenuti e di completare tale integrazione.

FastReset impiega lo shift della consapevolezza focalizzata (un meccanismo neurologico specifico che attiva aree corticali gerarchicamente predominanti rispetto alle altre zone cerebrali contemporaneamente operative) e, oltre all’elaborazione cognitiva generale, anche una specifica elaborazione dell’esperienza emotiva soggettiva, che fornisce al soggetto elementi e informazioni prima sconosciuti e perciò non facilmente modificabili.

 

Tabella 1. Principali caratteristiche e differenze tra FastReset e EMDR

Caratteristica Presente Assente o saltuaria
Auto-trattamento: possibile  FastReset EMDR
Stimolazione ritmica EMDR FastReset
Uso di enunciati durante il trattamento FastReset EMDR
Autogestione della durata dell’esercizio FastReset EMDR
Integrazione di memorie episodiche/trasformazione in memorie semantiche FastReset, EMDR
Integrazione cognitiva dell’esperienza emotiva soggettiva e della reazione biologica FastReset EMDR
Compatibilità con altre terapie e psicoterapie Fast Reset, EMDR